Autore: Daniele “Juriel” Romeo
Personaggio: NST 1-0275F05, Irina Dubovka “Baba Yaga”, Homo Mortuus Inscius
Tarocco Dominante: Il Matto
“… non avete capito, compagni, non è solo una strana vecchia! Lasciate che vi racconti dall’inizio… Stavo girando per i corridoi del Settore 37, dove mi avevano mandato a riparare una stramaledetta tubatura! Io quel Settore non lo conoscevo bene, e dopo un po’ avevo finito col perdermi. Proprio quando pensavo di aver ritrovato la strada, vado a finire in un corridoio pieno zeppo di Morti, e la porta da cui ero entrato non voleva saperne di riaprirsi! Ero davvero nella #@%$, certo di essere spacciato… è stato a quel punto che lei mi è comparsa di fronte! Sì compagni, come se si fosse materializzata dal nulla! Come abbia fatto non lo so, ma fatemi finire di raccontare… Aveva un aspetto davvero spaventoso, con lunghi capelli biondi e un volto sporco e scheletrico solcato dalle rughe. Mi ha guardato con due occhi grigi e acquosi e… mi ha sorriso! Un sorriso capace di far gelare il sangue nelle vene, credetemi! Dopodiché si è girata verso i Morti, ha agitato quella che mi è sembrata una scopa, che probabilmente teneva sotto il mantello, e quelli hanno fatto marcia indietro e se ne sono andati! #@%$, lo so che è pazzesco, ma se non fosse vero non sarei qui, ora! Alla fine, si è girata di nuovo verso di me e mi ha parlato! Con una voce stridula e metallica mi ha detto che meritavamo il suo aiuto perché ero un uomo puro! Mi ha raccontato che grazie alla sua scopa, può cancellare i sentieri delle Ombre! Che ora sta attendendo la venuta del Principe Ivan, e che se vorrò aiutarla la troverò nella Capanna dalle zampe di gallina, nella Foresta di metallo! No, compagni, non ho idea di cosa intendesse dire… e ad ogni modo, non ho fatto in tempo a chiederle niente, perché dopo aver detto questo se ne è andata. Scomparendo nel nulla! Credo di essere rimasto inebetito per parecchi minuti, prima di accorgermi di quest’oggetto. Era a terra di fronte a me. Sembra un normale pezzo di lamiera, ma è pieno di strane incisioni. Tra le quali, un nome… e lo sapete di che nome si tratta? Baba Yaga!
Credetemi, compagni… forse le leggende che ci raccontavano i nostri genitori non erano solo leggende…”
- NST 1-1042M11 ai suoi compagni di lavoro.
Aspetto: Irina è una donna di età indefinita, alta e magra come uno scheletro, costantemente china su di una vecchia scopa che usa come bastone. I lunghi capelli biondo cenere, sporchi e stopposi, incorniciano un volto scavato e rugoso, mentre gli occhi grigi sono cerchiati da profonde occhiaie. Irina veste con una grande coperta consunta che indossa a mo’ di mantello, sotto la quale è possibile intravedere la sua vecchia tuta da operaio.
Storia: Nata a Caricyn (futura Stalingrad) nel 1905 da una famiglia di origini slave, la vita di Irina era semplice ma felice, divisa tra il lavoro di insegnante, la compagnia di un giovane fratello e le cure da prestare ad un’anziana madre. Poi venne la guerra, sua madre morì di febbre e suo fratello partì per il fronte, lasciando Irina sola in una casa troppo grande e troppo fredda. Ma i giorni peggiori dovevano ancora arrivare. Giorni di stordimento, di orrore e ferocia. La sensazione confusa di vivere all’interno di una delle vecchie leggende slave che sua madre le raccontava da bambina; quelle storie piene di demoni e streghe, quando sedevano felici davanti al fuoco e i mostri sparivano non appena ci si metteva sotto le coperte. Ma non basta una coperta calda a proteggerti, nel giugno del ’44…
E così i Morti tornavano a camminare sulla terra per cibarsi dei vivi. E la Grande Madre Russia, preoccupata per la sorte dei suoi figli, diede ordine di erigere grandi città di metallo, come ultimo baluardo della razza umana contro l’orrore del Risveglio. Sotto i cieli d’acciaio della nuova utopia socialista, Irina visse per lunghi, confusi anni, in compagnia dei suoi compagni operai, fratelli della nuova famiglia di cui Z.A.R. era l’amorevole padre. E pian piano si abituò al lavoro nelle caldaie, iniziò a trovare familiari i corridoi di freddo metallo, imparò a memoria il suo nuovo ed incomprensibile nome, fino a divenire una perfetta cittadina, e perdere quasi del tutto la sua capacità di pensare, di provare e di sentire.
Poi, un giorno, tutto ebbe fine. Di quel giorno non ricorda molto, tranne il silenzio proveniente dalle ventole dell’aria, le grida dei suoi compagni, imprecazioni e sommesse preghiere da tempo dimenticate, vestigia di un mondo finito una calda mattina di tanti anni prima.
E Irina cadde. Cadde a terra, stordita dalla mancanza di ossigeno. Cadde assieme a tutti i suoi fratelli, con lo sguardo fisso alle telecamere che erano gli occhi del loro amorevole padre Z.A.R..
E in quel momento Irina vide di nuovo i luoghi che erano nati dalle sue fantasie di bambina. Vide di nuovo i personaggi che l’avevano preoccupata e fatta innamorare, e che stavolta correvano tra pareti di freddo acciaio. Ed ecco apparire ancora il Principe Ivan, insieme a Vassilissa la Bella e ai Tre Cavalieri, mentre la strega Baba Yaga li scrutava biecamente dalle finestre della sua capanna dalle zampe di gallina.
Quando Irina si rialzò, i suoi compagni, i suoi fratelli, non c’erano più. Al loro posto, solo Ombre scure che barcollavano tutt’attorno a lei, intasando i corridoi. Provò a parlare con le Ombre, ma queste non le davano ascolto. Poi, improvvisamente, udì un tuono forte e un lampo accecante; e in mezzo al fumo vide avanzare i demoni Bukavac. I demoni emettevano un ruggito cupo e singhiozzante, avevano molte gambe che spuntavano dal ventre lucente e braccia che sputavano fiamme. Cosciente del fatto che non avrebbe potuto combattere i demoni, Irina fuggì. Corse via, lontano, per ore, forse giorni, finché il verso sinistro dei Bukavac scomparve nelle tenebre della Foresta di metallo. Quando riprese conoscenza, accanto a lei c’erano due bambini. Poteva sembrare che dormissero, ma lei sapeva che non erano addormentati. Erano morti, perché lei si era appena nutrita delle loro carni. Solo ora lo capiva. Baba Yaga, la strega mangiatrice di bambini, ora intrappolata nella Foresta di metallo… era proprio lei.
Dopo qualche tempo, Irina/Baba Yaga trovò una vecchia garitta all’interno di un Settore abbandonato e vi si stabilì. Si accorse che né gli uomini né le Ombre potevano notarla, probabilmente grazie ai suoi talismani, e scoprì che poteva disperdere le seconde senza sforzo. Da allora Irina abita nella sua capanna di metallo, assorta nella produzione di filtri magici e talismani, costruiti a partire dagli oggetti che sottrae agli uomini e ai magazzini dei Settori limitrofi. Irina è certa che presto arriverà il Principe Ivan, che porrà fine alla sua esistenza, ma fino ad allora continuerà a lavorare sui suoi talismani, ad aiutare i viandanti e a prendere come tributo le vite dei più giovani abitanti della “Foresta di metallo”.
Carattere: Già duramente provata a causa del Giorno del Giudizio e della vita nella città-alveare, Irina è oramai completamente persa nei suoi deliri. Da quando si è risvegliata come Mortuus Inscius, a seguito della sua morte per soffocamento, si è convinta di essere la strega Baba Yaga. Probabilmente la motivazione di questo è da ricercarsi nella forte influenza esercitata dalle leggende slave che sua madre le raccontava da bambina. Anche il mondo attorno a lei ha assunto nella sua mente le caratteristiche della favola, per cui i Morti sono visti come delle Ombre, le biomacchine sono orribili Demoni e l’intera città-alveare è divenuta la “Foresta di metallo”. Non si può dire che Irina sia veramente malvagia, dal momento che la sua mente è in realtà imprigionata all’interno di un personaggio fiabesco, descritto a volte come un mostro cannibale, altre volte come una strega benigna. Per questo Irina/Baba Yaga rapisce e mangia bambini e ragazzi senza provare alcun rimorso, ma al tempo stesso usa aiutare i pochi uomini che incontra, a patto che le appaiano “puri di spirito” (o sappiano rispondere ai suoi sconclusionati indovinelli). Irina è ossessionata dal pensiero che la sua fine, come nelle favole, sarà decretata dal Principe Ivan e da Vassilissa la Bella, per questo chiede sempre più spesso agli uomini che incontra di aiutarla a cercarli e catturarli. Secondo Irina, questi due personaggi saranno riconoscibili da alcuni particolari: il Principe sarà accompagnato da un animale, mentre Vassilissa avrà una bambola con sé.
Note: Irina ha acquisito due particolari poteri al momento del suo Risveglio: può passare completamente inosservata agli occhi degli uomini e può ordinare ai Morti di allontanarsi da lei per brevi periodi di tempo. Tuttavia nel suo delirio Irina attribuisce tali poteri all’effetto degli “oggetti magici” che porta con sé, e che saltuariamente dona agli uomini in difficoltà.
Fonte: http://www.asterionpress.com/forum/viewtopic.php?f=40&t=1640#p21169
